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Economia : Per tutti

In Europa, il sole gira ancora intorno alla terra

pubblicato in Economia, Per tutti da

Secondo voi, se la scienza astronomica spiegasse ancora oggi la struttura e i moti dell’Universo secondo le teorie tolemaiche (più o meno: Terra al centro dell’Universo e tutto che le gira attorno), saremmo mai potuti andare sulla Luna?

Per duemila anni la “scienza” astronomica ha generato le sue leggi mediante la mera osservazione dei fenomeni celesti, non solo dimenticandosi l’uso di altre scienze – come la matematica e la geometria – ma soprattutto ispirandosi ad altri ambiti degli umani studi, quali la filosofia e la religione, mettendoli a fondamento di ciò che poteva essere “scientificamente” accettabile o meno.

Bastava alzare gli occhi a cielo e “fare gli scienziati”: il sole va da una parte all’altra del cielo, tutti i giorni, per cui è evidente che si muove. Gira, come ben si vede, no? Qualunque altra “teoria” che negasse una simile evidenza, sarebbe frutto di menti malate, altro che di scienza!

Non per nulla, ad esempio, il frate domenicano Tommaso Caccini, nel 1614 si lanciava inviperito, dal pulpito della chiesa fiorentina di Santa Maria Novella, contro “certi matematici moderni”, in particolare contro Galileo Galilei, accusandolo di eresia e offesa verso le Sacre Scritture, a causa delle sue concezioni astronomiche ispirate alle teorie copernicane.

Insomma, aver osato mettere in discussione ciò che non solo è (sembra) evidente (il sole che si muove nel cielo), ma che è persino supportato dalla migliore filosofia e soprattutto dalla “volontà di Dio”, cioè la centralità universale dell’Uomo e quindi del pianeta su cui abita, ha comportato vita grama, al povero Galilei, sbeffeggiato e demonizzato per l’intera sua vita, sino all’esilio finale di Arcetri.

Siamo tornati a quel tempo, in economia e in finanza. Meglio: siamo fermi a quel tempo.

Nel 1992 alcuni soloni accademici plurigallonati in economia – stile Frate Caccini – hanno partorito qualche idea, in una amena cittadina olandese di nome Maastricht, finalizzata ad ottenere una adeguata convergenza politico-economica dei singoli Stati verso una futura Unione Europea.

Tra queste idee, vi erano anche alcuni cosiddetti parametri economici, taluni dei quali tuttora basilari e tali e quali a come sono stati pensati e costruiti ventidue anni fa.

Uno di essi è il ben noto DEFICIT/PIL. Non mi interessa affatto commentare il livello al quale si disse e si dice ancora che deve essere, il quoziente di questo rapporto, affinché esso sia “buono” (cioè il noto -3%). Andate a vedere come è nato, piuttosto, nel mio articolo “DEFICIT/PIL: ADESSO E’ MALAFEDE DELLA POLITICA …”;  resterete sbigottiti.

Qui, adesso, mi interessa solo dire al mondo intero che se un mio studente mi dicesse che questo indicatore è, in qualche minima misura, intelligente, non si laureerebbe più, nella mia università, perché il mio esame non lo passerebbe mai.

DEFICIT/PIL è il sole che gira intorno alla terra: una clamorosa illusione ottica. Lo dico in altro modo, pregando davvero di perdonarmi il linguaggio pesante ma necessario: una stupidaggine totale.

Ed è tale sia che venga applicato alle economie degli Stati, sia che venga riferito a qualsiasi organismo esistente su questo pianeta (imprese, ad esempio) che svolga un’attività economica della quale si voglia misurare lo stato di salute o di malattia.

Solo nella sezione per addetti ai lavori, entrerò nel merito tecnico della questione, per dimostrare quel che sostengo.

Quel che mi preme dire a tutti, qui, è che mi lasciano altrettanto sgomento le critiche che si stanno muovendo da qualche tempo a questo indicatore, poiché il loro contenuto è per lo meno banale, giustificabile solo con l’obiettivo di conservare uno sterile “politically correct”.

Oggi ci si spinge al massimo a dire: è da rivedere la soglia (il 3%) perché sono cambiati i tempi (?!).

Oppure: il contenuto del numeratore (deficit) è da rivedere perché le spese in conto capitale dovrebbero essere eliminate.

E ancora: il rispetto del 3% dovrebbe poter essere più elastico; e via così, sentendosi anche tutto sommato intelligenti, nel criticare in questi modi l’indice DEFICIT/PIL.

Eh, si, capisco, non si può offendere troppo la sensibilità di governi e governanti che su quell’indicatore hanno fondato la loro fama, né tanto meno si possono tacciare di incompetenza chi decise di adottarlo (Jean-Claude Trichet su tutti), i cui blasoni secolari sarebbero testimonianza inconfutabile di una mente superiore, forse vicina a quella di Dio.

Siamo esattamente al medioevo astronomico: come si poteva, allora, andare contro a filosofia e religione, che ispiravano la scienza e ne determinavano cosa era accettabile e cosa no?

Come si può, oggi, andare contro alla legge promulgata da sacri economisti, che gli incompetenti politici di tutta Europa hanno elevato ad “azimut” delle loro strategie e delle loro scelte di vita, in economia?

Siamo circondati e governati da cloni di Papa Urbano VIII, quello che, in cuor suo, avrebbe voluto veder morto Galilei.

Che fine farebbe la Merkel e, con lei, le centinaia di Ministri e di Alte Cariche degli Stati – moltissimi anche italiani – che da anni hanno firmato col sangue il loro credo economico-tolemaico, qualora si dovesse riconoscere, un giorno, di aver preso un dilettantesco e gigantesco granchio economico?

E sapete, infine, cosa è veramente assurdo? Che questo indicatore, del tutto privo di significati utili al buon governo delle economie di Stato, viene incredibilmente chiamato “indice di Stabilità e Crescita”. Averlo perseguito, ha causato e causa l’esatto contrario: Instabilità e Depressione.

Per chiarezza: detesto profondamente gli sprechi di Stato, e la condizione di Bilancio dell’Italia grida vendetta a Dio, per l’indecenza politica, morale e culturale che ci ha condotto ad avere il vergognoso Bilancio di Stato che abbiamo. Mai e poi mai avvalorerei strategie che non avessero come obiettivo le condizioni di equilibrio dei conti di Stato, come di ogni organismo economico. ma che questo passi dall’indice DEFICIT/PIL, e come credere che dal numero di scarpe del nostro Presidente della Repubblica dipenda la stabilità delle istituzioni.

La dimostrazione di cose complesse, come gli indicatori economico-finanziari, il loro significato e, se perseguiti, i loro effetti, non può essere fatta in modo divulgativo, ahimè. Sono costretto, cari lettori, a rinviare alla noiosissima sezione per addetti ai lavori.

Lasciatemi però fare un piccolo esempio finale, che spero possa aiutare anche i non addetti.

Se andassi – che so – dal buon Marchionne e gli dicessi, da Professore di Finanza d’Impresa: “caro boss, ho trovato un indicatore da applicare alla tua (ex) FIAT che se avrai la saggezza di rispettare, ti consentirà di conservarla in condizioni di Stabilità e Crescita. Basta che fai il saldo di cassa a fine anno, come sommatoria tra tutte le entrate e tutte le uscite, e lo dividi per il fatturato. Se il saldo fosse negativo, basta che non sia più negativo del 3% rispetto al fatturato, e la tua amata azienda è in condizioni di Stabilità e Crescita. Altrimenti no”.

Che fine pensate che mi spetti? Un posto in C.d.A. o un volo giù dal Lingotto?

Eppure, quel che gli ho proposto, in un certo senso, è il DEFICIT/PIL applicato ad un’impresa anziché all’economia di uno Stato. Pura stupidità.

Le condizioni di equilibrio, di stabilità, di crescita e di buona salute di un’Impresa e di uno Stato, non sono mai esprimibili se non con Sistemi di Indicatori ben articolati e coerenti tra loro, e su Orizzonti Temporali non solo annuali; di certo, nulla hanno a che vedere con DEFICIT/PIL, che segnala solo un “deficit” di intelligenza e competenza di chi se lo è inventato, oltre che di quei Papi Urbano VIII che oggi governano i destini dell’Europa e che lo hanno adottato come un “indice del destino”.

Per ora basta, ma la storia ovviamente non finisce qui: è appena iniziata ….

Un abbraccio a tutti.

20 Ott 14

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