Now loading.
Please wait.

menu

Shopping Cart

Economia : Finanza

Gli inutili interventi di Draghi in un’Italia affossata dai Regolatori Europei

pubblicato in Economia, Finanza, Per tutti, Per tutti da

Ormai non si può più tacere.

Nessuno ha il coraggio di dire come stanno le cose, realmente, al capezzale di un’Italia piegata da quasi dieci anni di follia regolamentare europea.

Denuncio, con questa mia, i danni causati alla nostra economia dall’incompetenza delle Istituzioni europee, sia politiche che economico-finanziarie, suffragata dalla vacuità dei nostri governi e ancor più dall’accondiscendenza (impotenza?) dei nostri vigilatori del sistema bancario (Banca d’Italia).

Guardate questo grafico, poi provo a spiegare in breve una cosa complessa (ma non difficile).

perblog-grafoNPL

NPL sono i Non Performing Loans (Crediti Deteriorati)

In cifre: 202 miliardi di euro di NPL, che sono però LORDI; grazie a Dio i NETTI sono “solo” 88 miliardi di euro (4,89%), in quanto gli altri sono stati già coperti negli anni passati da enormi accantonamenti che hanno affossato i conti economici delle banche. Il totale dei crediti concessi è di circa 1.800 miliardi di euro (il nostro PIL è di circa 1.600 miliardi di euro).

Siamo quindi uno dei Paesi con le imprese più malmesse di tutta Europa? Risposta: FALSO. Risposta corretta: siamo il Paese le cui imprese sono state uccise dalla crisi di liquidità, causata dal sistema bancario – condannato a farlo, non certo perché consenziente con questo dramma – che ha svolto suo malgrado il ruolo di catena di trasmissione di un insieme di normative semplicemente sconclusionate. Talmente sconclusionate da diventare una “poison pill” – una pozione velenosa e mortale – per la nostra economia.

Ecco la sequenza mortale:

  1. “Care banche europee (124, di cui 15 italiane, il tutto pari all’85% degli attivi bancari europei), adesso vi diamo alcuni indicatori (cinque) con i quali analizzerete i bilanci delle vostre imprese affidate (scelte a campione)”. Così BCE. Era novembre 2013 ed era un pezzo di quella che si chiamava ASSET QUALITY REVIEW.
  2. Ciascuno di tali indici ha, ovviamente una “soglia” – o un intervallo – sopra o sotto la quale (o all’interno del quale) il giudizio sarà buono o cattivo (o intermedio …).
  3. In base alla massa dei crediti che uscirà con il giudizio “cattivo”, dovrete fare tre cose precise: a) svalutare tali crediti deteriorati (con relativa perdita in conto economico); b) contemporaneamente dovrete dotarvi di quantità e qualità di equity (capitale proprio) adeguato ai rischi (e vi diremo noi quanto, una per una); c) applicherete questi criteri a tutte le imprese affidate, così da controllare il rischio e nel contempo fare pulizia (traduco: uccidere) di quelle “non buone” rispetto a questi indici.

Peccato che:

  1. Quei cinque indici fossero di per sé insensati, rispetto agli scopi dichiarati; lo si può dimostrare in qualsiasi sede.
  2. Fossero costruiti con errori talmente imbarazzanti che nessuno studente di una seria università avrebbe mai passato l’esame di finanza aziendale, se li avesse costruiti così;
  3. Fossero state attribuite “soglie” di giudizio (cioè: sopra o sotto al livello X, l’indice è buono o cattivo) ancora più imbarazzanti per la scarsa competenza su come funzionano le imprese e le grandezze quantitative che esse generano, sintetizzate nei bilanci d’esercizio.
  4. Quanto sopra, si è moltiplicato drammaticamente PER QUATTRO, nel caso italiano, a causa di una gravissima, storica e inamovibile situazione di immoralità nei rapporti commerciali tra imprese e, ancor peggio, tra Stato e imprese. Dico PER QUATTRO non a caso, e ora spiego.
  5. In Svezia (ma in tutti i Paesi Scandinavi), chi compra beni o servizi – sia lo Stato, sia la grande impresa, sia la piccola impresa – paga a 30 giorni, anche meno (29 giorni, dato statistico 2013). Non esiste la tristissima “legge del più forte”, che domina invece in Italia da sempre, in questo campo. Per gli scandinavi, “vita tua vita mea”; per gli italiani, “mors tua vita mea”. Ma in economia, “mors tua, prima o poi mors mea”. Il tempo medio di pagamento nella vecchia Europa, è di 56 giorni; nella Nuova Europa, di 48.
  6. L’Italia è il peggior Paese d’Europa: tra accordi contrattuali medi (90 gg) e reali tempi di pagamento, senza lo Stato di mezzo si arriva a 120 giorni. Lo Stato Italiano è l’attore più scorretto e inadempiente, tant’è che tutti sanno dei 90 miliardi di euro di debiti impagati. La sanità, nel 2013, pagava le forniture mediamente a 300 giorni: dai 60 del Trentino agli oltre 900 della Calabria. Complimenti.
  7. Morale? Le PMI e le Micro imprese italiane, da sempre vessate dalle grandi imprese e dallo Stato, hanno debiti finanziari QUATTRO VOLTE più alti delle sorelle europee (QUATTRO, appunto ….) e negli assurdi parametri di AQR ci rientravano solo poche mosche bianche.
  8. Le uniche imprese sane, in Italia, sono quelle che da anni hanno imparato ad esportare il massimo possibile (così incassano presto e non hanno fabbisogni finanziari) e a comperare in Italia (magari riescono a pagare tardi ….). Quelle condannate a fare il contrario, sono pressoché saltate tutte (a parte le grandi imprese, ovviamente, che hanno vessato le piccole).
  9. La legge 192/2012 – che avrebbe dovuto cancellare questa conclamata ignoranza e scorrettezza suicida della cultura (cultura?) italiana, è stata una legge ancor più vergognosa della vergogna che doveva cancellare.
  10. Morale: fine di ogni speranza….
  11. … chiusura dei crediti alle piccole e medie imprese, che oltre a questo scempio hanno anche subito – da sempre – l’accusa di essere SOTTOCAPITALIZZATE, e che questo fosse la causa dell’eccesso di indebitamento! Conseguenza? Crisi di liquidità, impossibilità di pagare, di rifornirsi, di vivere … sino al fallimento.

Cosa ha causato il dramma dell’economia italiana? Lehman Brothers? Il deficit/PIL? Lo spread dei tassi sui titoli governativi? Tutte falsità.

È semplicemente stata la sequenza mortale descritta, sotto il silenzio non solo incompetente, ma complice, di uno Stato scorretto, che con la scusa del rispetto dell’altra pillola velenosa, il DEFICIT/PIL al 3% (vedi altro articolo: “deficit/PIL: adesso è malafede della politica”) ha ucciso le proprie imprese non pagando i debiti e consentendo anche alle grandi imprese di fare altrettanto contro le piccole, promulgando la legge-burla 192/2012 sui tempi di pagamento.

Una vergogna culturale che è stata sostenibile da sempre solo a patto di abbondante credito bancario alle strangolate PMI.

Credito che è venuto meno sin dal 2007, con l’ingresso dell’arcinota normativa chiamata “Basilea 2”, che ha introdotto i rating nella concessione del credito, ma sulla base di parametri inconcepibili e insostenibili, per il (triste) Sistema-Italia.

La progressione regolamentare europea è stata inesorabile, da quell’anno. Senza la rimozione dello scandalo dei tempi di pagamento dei debiti – sia di Stato che tra imprese – l’insostenibilità della regolamentazione si è moltiplicata per QUATTRO, in Italia.

E adesso, per l’ennesima volta, gli inutili sforzi del LTRO (Long Term Rifinancing Operation) di Draghi, conditi con la solita retorica distante anni luce dalla vera diagnosi dei mali e quindi dalla vera possibilità di individuarne una corretta terapia. Quei soldi faranno la stessa fine degli altri LTRO e di qualsiasi facilitazione alle banche, in Italia. Tutti i banchieri, e non solo loro, lo sanno. Ma nessuno lo dice.

Succederà che le banche li presteranno – a tassi stracciati – solo alle pochissime imprese con rating buonissimi, che proprio per questo sono quelle che non ne hanno bisogno, ma che li prenderanno lo stesso, PER FARCI UN PO’ DI SPECULAZIONE FINANZIARIA.

Ma se le banche non facessero così, se prestassero soldi ad imprese con rating peggiori, sarebbero condannate a sostenere rischi tali da dover fare accantonamenti – o adeguamenti di capitale – insostenibili.

Peccato che tali rischi – cioè tali brutti rating – SIANO FALSI, perché quelle imprese sono peggiori solo per i folli indici AQR e i connessi sistemi di rating delle banche! (dovrei qui spiegare i danni causati dalla normativa europea nell’uso della Centrale Rischi nei sistemi di rating, ma ne parlerò nel prossimo articolo).

Non c’è scampo a questa follia, in questo sistema di sotto-cultura economico-finanziaria, di immoralità imprenditoriale e di follia regolamentare. Con buona pace dello stimolo del LTRO alla ripresa dell’economia e degli investimenti.

Grazie Europa; grazie BCE; grazie Banca d’Italia; grazie Stato italiano; grazie Grandi Imprese italiane; grazie Governi italiani.

 

10 Mar 16

L' autore

 

 

Articoli correlati

 

 

Ultimi commenti

Ci sono 0 commenti. per "Gli inutili interventi di Draghi in un’Italia affossata dai Regolatori Europei"