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Finanza : Per tutti

LE ARMI “SEGRETE” che hanno umiliato l’economia italiana dal 2007 ad oggi

pubblicato in Finanza, Per tutti da

Prima puntata: l’etica del “mors tua vita mea”

La crisi economica spiegata dagli “esperti” e comunicata dai media? Facile: colpa di Lehman Brothers (2008), dei suoi mutui subprime cartolarizzati e diffusi nel sistema finanziario come un virus, che poi è esploso infettando i bilanci di molte istituzioni finanziarie che avevano investito nell’Ebola della finanza, e che hanno infine travolto anche l’economia reale soprattutto mediante il maledetto “credit crunch” (leggi: chiusura dei cordoni dei finanziamenti alle imprese da parte delle banche e di altri intermediari finanziari, tutti traballanti), che ha strozzato le imprese. Da qui, fallimenti, disoccupazione, crollo della domanda, del PIL, delle entrate fiscali per gli Stati, ecc ….; un circolo vizioso che, quando si innesta, diviene una specie di buco nero astronomico con una tale forza di attrazione mortale da risultare quasi invincibile, finché trova materia da inglobare.

Posso dissentire? Soprattutto per la nostra “Little Italy”? Posso proporre e tentare di dimostrare tesi ben diverse, che evidenziano ancora una volta un serio deficit di concretezza e di capacità di analisi dei fenomeni economico-finanziari e dei loro meccanismi di funzionamento?

Ci sono due motori concomitanti del disastro economico italiano, di cui uno è vivo e presente da sempre, l’altro è nato un anno prima del conclamato fallimento di Lehman Brothers (settembre 2008), cioè nel 2007.

Il primo si chiama “immoralità italiana nei rapporti d’affari”, con lo Stato Italiano in prima linea a dare uno straordinario esempio di scorrettezza.Il secondo è una nuova regolamentazione che ha investito i sistemi bancari – e molti altri tipi di intermediari finanziari – come un ciclone dal lento ma progressivo e potentissimo potere potenzialmente distruttivo. Si chiama “Accordo di Basilea 2”. Sarà oggetto della seconda puntata.

Partiamo dunque dal primo, con semplicità e “dritto al cuore”, se riesco; approfondimenti e dimostrazioni li pubblicherò in seguito, nell’apposita sezione “per addetti”.

Le imprese finiscono in default quando non hanno soldi per pagare i debiti giunti a scadenza, non certo perché hanno perdite economiche anziché utili. Alitalia sarebbe già estinta da decenni, invece continua a distruggere valore in quantità industriale, ma è sempre viva (sich), perché ha sempre i soldi per pagare i debiti. Tardissimo, magari, ma li paga; e i fornitori la riforniscono e i creditori non vanno per vie legali.

Per le imprese dei comuni mortali, invece, non pagare i debiti significa che i fornitori non forniscono più, e qualche creditore che adisce le vie legali c’è sempre. E inizia la fine.

In particolare in Italia, i soldi per le imprese finiscono quando il sistema bancario non accetta più di sostenerle. Perché? Approfondirò tecnicamente le dinamiche finanziarie d’impresa nell’apposita sezione.

Qui posso dire semplicemente che il tempo di pagamento delle fatture, nelle transazioni commerciali, è il più delicato e vitale – o mortale – degli aspetti di gestione finanziaria di un’azienda. Poi viene la velocità di rotazione del magazzino.

Lo Stato italiano, al riguardo, è un “commerciante” disonesto, che paga ciò che compera mediamente dopo un anno dall’acquisto. Tutti lo sanno. Nel 2013 il tempo medio di pagamento dei fornitori del settore sanità, è stato di 300 giorni data fattura, con regioni come la Calabria che pagano a oltre 900 giorni (quasi tre anni!) e con il Trentino Alto Adige – la più virtuosa – che paga a 60 giorni. Tutti lo sanno. Peccato che questa cosuccia sia considerata solo un brutto malcostume. Nessuno ha capito che, dal 2008 ad oggi, è stata ed è tuttora la principale causa di default delle imprese, di disoccupazione, di recessione. Darò misura di ciò con numeri inconfutabili.

Stato delinquente? Si. Qualche motivo particolare lo induce ad esserlo? Si: il DEFICIT/PIL. Se non paghi non hai uscite di cassa e l’insulso indice (vedi altri miei articoli sul tema) ne beneficia. Da Tremonti in avanti, comprare senza pagare – meglio: comprare sapendo che non si sarebbe potuto pagare – è diventato lo sport di Stato. Se ci si aggiunge la drammatica concomitanza della nuova normativa bancaria di Basilea 2 sui rating e quindi sul credito concedibile alle imprese, che nessuno capì e che neppure ora è capita a fondo, si chiude il cerchio delle cause della profondità e della vastità della crisi economica. Altro che crisi da Subprime.

Capisco che allo Stato le scrivanie e la cancelleria servano, e quindi debbano essere comprate. Non capisco però perché le aziende venditrici debbano avere una sorte segnata, in onore (incredibile …) del “Patto di Stabilità e Crescita” (?!). Oltre al danno incalcolabile di un indice insulso, le beffe di un nome che è una vera presa in giro.

Il mio giardiniere tempo fa mi chiese come fare per farsi pagare, dal suo Comune, fatture vecchie di quasi un anno per i lavori fatti. Gli dissi che non aveva speranze: doveva aspettare il suo turno, stando in una coda lunga tanto quanto gli indici di stabilità del suo Comune lo pretendevano. Se le banche non l’avessero più aiutato per far fronte ai pagamenti che lui stesso mensilmente doveva fare, buona notte; del resto, in Europa, il fallimento delle imprese di chiama “Stabilità e Crescita”.

Ma non è tutto.

Non c’è solo lo Stato, sotto il vincolo DEFICIT/PIL, ad aver ucciso e ad uccidere tuttora l’economia reale.

Tra i privati, l’Italia è la peggiore Nazione di tutta l’Europa allargata, in termini di tempi di pagamento dei debiti commerciali (cioè delle fatture). Novanta giorni il tempo medio, senza i ritardi e, come detto, senza il settore pubblico. Guardate la tabella allegata dei  tempi medi di pagamento: siamo i cialtroni dell’Europa allargata.

Tempi medi pagamento

Tempi medi pagamento

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Tempi medi pagamento

Tempi medi pagamento  ai fornitori da  enti pubblici del settore sanità  (in giorni)

Tempi medi pagamento ai fornitori da enti pubblici del settore sanità (in giorni)

Beh, direte, vorrà dire che i pagamenti di acquisti e vendite si compensano. Falso. Sono i Grandi Gruppi, le Grandi Imprese italiane a vessare le micro, le piccole e le medie imprese, uccidendole sotto Il peso di debiti causati dal fatto che loro, le grandi aziende, pagano quando pare e piace.È uno squilibrio finanziario ad una sola via, figlio di veri e propri abusi di potere, di pochezza culturale e morale: i grandi che abusano dei piccoli.

In tutti i paesi europei – e non solo – c’è piena coscienza che la mancata velocità di pagamento è un danno colossale per l’intero sistema, e che il vantaggio di uno è la morte dell’altro. La “piena coscienza” all’italiana, invece, è che questo abuso di potere produce un sacco di vantaggi finanziari in chi può praticarlo, e quindi … lo pratica! Ci muore sotto qualcuno? Affar loro. Ecco servita l’etica del “mors tua vita mea”. E lo chiamano “mercato”.

Dal primo gennaio 2013 esiste un Decreto Legislativo sui tempi di pagamento, imposto dall’Europa, come sempre. È il D. Lgs 192. Per come è stato recepito e scritto, in Italia, è degno di un solo nome:  una truffa. Chi lo ha scritto, lo ha fatto nel modo più scandaloso, sia per comprensibilità che per dettato sostanziale, per cui il risultato è che tutte le grandi imprese se ne fregano, e chi dovesse invocarlo, smette di diventarne fornitore.Il legislatore – mi costa fatica chiamarlo così – se n’è ben guardato dallo scrivere un dispositivo di legge che impedisse all’origine di firmare contratti ed emettere fatture in spregio al dettato europeo (30 giorni con eccezioni massime sino a 60). Ha scritto la norma in modo così volutamente subdolo, da lasciare ai fornitori l’onere di pretenderne il rispetto. Che è come dire: prova a pretenderlo e non lavori più con me.

Suggerirei a Squinzi di farsi e di far fare alla sua Confindustria un serio esame di coscienza, dato che certamente Confindustria ne ha una, che lo porti a smetterla di gridare solamente contro lo Stato che non paga, e ad impegnarsi invece ad impedire ai suoi grandi soci confindustriali di uccidere l’economia italiana, comportandosi quasi come lo Stato, nel silenzio generale.

In chiusura, completo e sintetizzo la “catena della depressione” che ha fatto chiudere migliaia di imprese e ridotto l’Italia com’è ridotta:

  1. 2007: il sistema bancario inizia a soffrire un serio calo di redditività; dal 2011 al 2013 ha addirittura avuto perdite d’esercizio, complessive pari al 13% del suo patrimonio netto, cioè circa 50 miliardi di euro. Alla prossima puntata l’analisi del perché.
  2. Nel contempo, Basilea 2 impone loro misurazioni del rischio che, a prescindere dallo stato di salute delle imprese, impongono accantonamenti più elevati, che incidono ancor più in negativo sulla redditività;
  3. Come vedremo, il peggio è che Basilea 2 impone di considerare “malato” un cliente che sconfina dalla Centrale Rischi, che sino ad allora era stato uno sport nazionale: le banche per farci un sacco di soldi, applicando tassi elevati; i clienti perché credevano di essere apprezzati dalle banche!
  4. La valutazione bancaria di “azienda buona/cattiva” cambia radicalmente, e le imprese neppure si sognano in che modo (oddio, neanche le banche … ma lo vedremo prossimamente). L’eccesso di indebitamento diventa un fattore pesante di giudizio negativo, insieme al letale effetto di un pieno utilizzo delle linee di credito concesse dalle banche (cosiddetta “tensione” in Centrale Rischi);
  5. Nel contempo, lo Stato non paga per onorare il dio-Deficit/Pil, le grandi imprese non pagano per onorare la loro immoralità, e quindi tutte le Micro e le PMI italiane che non vanno all’estero a vendere, si ritrovano con indebitamenti crescenti.
  6. Ne derivano pessimi rating, obblighi di richiesta di rimborso degli affidamenti, o comunque chiusura dei cordoni di finanziamento della gestione ordinaria delle imprese (non degli investimenti: della gestione ordinaria!), e quindi crisi di liquidità per le Micro e le PMI.
  7. Ne consegue che non possono pagare (stipendi, fornitori, costi ordinari, ecc… ) ed inizia così la fine.

Si sono salvate solo le imprese che si sono rivolte all’export, dove quasi ovunque i clienti pagano a 30-60, per etica commerciale, oppure quelle che avendo capito le nuove regole bancarie, si sono premurati di ottenere linee di credito abbondanti, per evitare default di liquidità connessi con i letali sconfinamenti.

Beh, un’ultima chicca la aggiungo: anche le Grandi Imprese hanno aiutato le piccole in difficoltà finanziaria. Come? Vietando ai loro fornitori, per contratto, di portare in banca o a qualche società di factoring le loro povere fatture verso la Grande Impresa stessa, per chiedere anticipazioni. Perché? Ma ovvio: per obbligarli a portarle alla società di Factoring della Grande Impresa stessa, così da potersi mangiare, con i tassi applicati, anche il margine di guadagno del povero fornitore.

Una discreta vergogna. Prometto che a breve pubblico la fotocopia di simili contratti.

È tutto qua, quel che ha causato il disastro di oggi;  chi vive come me sul mercato tutti i giorni, non solo nel chiuso degli studi universitari o al ristorante, a fare “politica” con i soldi dei contribuenti, lo sa bene.

Non c’è convegno confindustriale che abbia fatto in questo ultimi sette anni, in cui PMI e relativi imprenditori non mi abbiano confermato la loro piena condivisione di questa analisi, che sta tutta sulla loro povera pelle ustionata.

A breve, la mia ricetta globale per venirne fuori.

27 Nov 14

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