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Legalità e Trasparenza : Per tutti

Per il nostro onore e la nostra dignità.

pubblicato in Legalità e Trasparenza, Per tutti da

Insieme ai nostri legali, io e mia moglie Ada abbiamo scelto di lottare fino in fondo per fare luce su una vicenda che ci ha recentemente travolti con un’improvvisa, immeritata e ingiustificata montagna di fango, riversatasi sulle nostre vite per mano del sistema politico-giudiziario, con la partecipazione straordinaria del megafono giornalistico. Abbiamo scelto di farlo perché, ben al di là di noi, questa vicenda è uno schiaffo al senso della dignità, dell’onore, della verità e della legalità stessa, in questo sventurato Paese.

Abbiate pazienza: poche righe di premessa su me e Ada, poi il racconto dell’orrore.

Sul percorso di vita mio e di mia moglie, da sempre condotto lontano dalle logiche del potere, fondato su valori solidi e attento ai bisogni degli ultimi del mondo, i nostri curricula parlano da soli.

Dal 2011, con l’arrivo delle nostre adorate bimbe, abbiamo pensato di impegnarci di insieme per fare qualcosa di buono anche nella nostra comunità di residenza, non potendo più recarci in Paesi ad alto rischio, anche di salute, per le nostre piccole attività umanitarie. Ed è stata la nostra rovina.

Non avendo familiarità con la politica dei partiti, abbiamo fondato una lista civica, di cui Ada tiene le fila dal 2014 come capogruppo di minoranza in Consiglio comunale. Abbiamo preso questa esperienza sul serio, come siamo soliti fare, cercando di conoscere e capire in profondità le logiche e i meccanismi che stanno alla base dell’amministrazione della cosa pubblica nella vita concreta e quotidiana di un piccolo Comune italiano. Abbiamo posto domande su ciò che accadeva intorno a noi e a suon di accesso ad atti pubblici (che nessuno mai si prende la briga di leggere) abbiamo portato a galla lo scempio di legalità che si compiva da anni a scapito dei Cittadini ignari e onesti. E siamo inorriditi.

Abbiamo preso coscienza che LE CORRUZIONI, non solo quella prevista dal Codice Penale, sono una metastasi spaventosa, in Italia.

L’operazione “Domus Aurea” condotta dalla Procura di Monza e resa nota il 21 maggio 2018 – dopo 4 anni di indagini concluse con arresti e provvedimenti cautelari per decine e decine di persone – è nata dalla nostra denuncia (mia, di Ada e di una terza persona con noi) di episodi di corruzione aggravata in cui eravamo incappati nell’esercizio delle funzioni di controllo a cui sono tenute le minoranze.

Coscienti che non si trattava di un fenomeno limitato al nostro Comune, ma di un problema capillarmente diffuso in tutta la Brianza e in tutto il Paese, abbiamo organizzato un ciclo di serate di informazione dal titolo “Le mafie in Brianza”: un format che tra il 2015 e il 2016 abbiamo portato in diversi Comuni brianzoli governati da amministrazioni dei più diversi colori e ovunque apprezzato in quanto puntava ad offrire uno sguardo d’insieme sul fenomeno corruttivo e a stimolare una presa in carico congiunta del problema, sia da parte delle Istituzioni che dei Cittadini.

Personalmente ho accolto inviti a parlare di Mafie e Corruzione in Economia e nella Pubblica Amministrazione, tra cui il convegno del 7-2-2017 con Davigo, Di Pietro e l’attuale Ministro di Giustizia Bonafede, nell’anniversario di Mani Pulite.

A nome dell’Università Cattolica, dove insegno da ormai 20 anni, ho avuto l’onore di essere relatore in convegni tenuti nell’ambito della Magistratura su temi come il falso in bilancio.

A giugno 2016, mentre ero in ospedale, appena operato di protesi all’anca, ricevo la telefonata del neo-eletto Sindaco di Vimercate, Francesco Sartini, esponente del M5S, persona conosciuta l’anno prima in occasione della tappa vimercatese del ciclo “Le mafie in Brianza”, invitato dalla sua Lista (allora in minoranza).

Sartini mi chiede se sono disponibile a partecipare alle loro selezioni per scegliere un assessore tecnico – al bilancio, tributi, partecipate, ecc … – mettendo le mie competenze al servizio della loro città.

Accetto di concorrere alla selezione: non solo per spirito di servizio, ma anche per interesse professionale, in quanto affascinato dalle questioni tecniche, essendo da sempre totalmente disinteressato all’agone politico dei partiti. Precisazione esposta allora anche pubblicamente: avrei potuto accettare quello stesso incarico da parte di qualunque altra formazione politica o civica me lo avesse chiesto.

Col senno di poi, non sono affatto sicuro che sia stata una buona idea. Avendo superato la selezione, sono entrato in un mondo malato, capace di vera violenza nelle relazioni umane, una violenza non fisica, ma che ha i connotati di tutte le altre forme possibili di violenza relazionale. Di fondo, un vero e proprio odio tra persone che si conoscono da decenni, per ragioni di diversità ideologica e di appartenenza partitica. Un fenomeno che a me personalmente non è dato comprendere, né condividere, essendo la mia concezione di politica assai diversa e sostanzialmente incompatibile con ciò che ho osservato e ahimè, subìto.

Improvvisamente, a circa un anno dall’inizio del mio mandato, sono stato sommerso da una montagna di fango, prodotta ad arte con l’unico obiettivo di infangare la mia persona e – attraverso di me, dato che io personalmente nulla contavo – la giunta in cui operavo (a fine articolo, trovate i primi allegati; nel prossimo, TUTTI I DOCUMENTI ANCHE GIUDIZIARI).

Sono stato messo alla gogna mediatica e addirittura sono stato oggetto di un’interrogazione parlamentare, in quanto accusato via stampa, da esponenti dell’opposizione (PD, Forza Italia e una “lista civica” di centrodestra tutti uniti insieme), di voler violare le leggi (abuso d’ufficio), per rapporti oscuri e di interesse personale…nientemeno che con la prima organizzazione mondiale (non profit) che lotta contro la corruzione, Transparency International, in Italia firmataria di un protocollo nazionale con l’ANAC per lavorare con i Comuni su temi della trasparenza e dell’anticorruzione. Il motivo: mi ero permesso di proporre un incontro di Transparency con la Giunta e con il Segretario comunale di Vimercate, proprio in vista dell’applicazione di tale protocollo. Ebbene, sulla base delle allucinanti considerazioni dei consiglieri d’opposizione, da colui che aveva a cuore la trasparenza sono stato trasformato in colui che voleva approfittare del proprio ruolo per favorire i suoi amichetti-complici. Un’accusa senza senso, ma un’accusa pesantissima formulata verso un Pubblico Ufficiale, ma con ripercussioni sulla mia vita di Accademico e di Professionista.

Non solo: sono stato accusato pubblicamente anche di voler rubacchiare più soldi come stipendio da assessore, adottando un trucco da miserabile e da approfittatore, come quello di dimettermi dalla mia stessa società di consulenza appositamente per lucrare uno stipendio più alto (altra infamia del tutto priva di fondamento, come si evince dalle carte prodotte ad abundantiam, per amore della famosa trasparenza). Di quella mia società non sono mai stato dipendente (non potevo neppure esserlo), ma i diffamatori dichiaravano persino di avere in mano documenti ufficiali di quel rapporto di lavoro.

Era doveroso chiedere giustizia, e così ho fatto, assistito dai miei legali nella querela per diffamazione verso chi aveva formulato e contribuito a diffondere dette infamie sul mio conto. Sono così semplici, cosi documentati, così testimoniati, così lampanti gli atti, i fatti e i documenti di tutte queste due surreali montature, che lo shock per l’incredibile provvedimento di archiviazione del GIP Cristina Di Censo di Monza, è stato enorme, per me, per Ada, per i nostri legali e per le centinaia di persone che conoscono la verità dei fatti e la nostra storia.

Il fatto più inquietante è che l’atto di archiviazione della mia querela contro chi mi ha diffamato, risulta quasi più infamante delle diffamazioni stesse. Un provvedimento così assurdo, così omissivo di atti e documenti pienamente probatori, così pieno di rappresentazioni surreali e false, persino nella narrazione del contenuto dei documenti a mani del GIP, da generare preoccupazione, fermo restando lo sforzo di considerare il tutto solo un gigantesco errore di analisi da parte del GIP.

Non avendo altri strumenti, in accordo con i miei legali, ora pubblico tutto. Pubblico le denunce e tutti i documenti allegati. Anche quelli sanitari miei, che comprovano il motivo per cui il periodo di preavviso delle mie dimissioni come dipendente (non certo dalla mia stessa società di cui non ero e non potevo essere dipendente) date un mese prima delle elezioni a Vimercate (!) cioè il 31 maggio 2016, si è procrastinato sino al 31 agosto e non si è invece chiuso il 30 giugno, come avrebbe dovuto.

Pubblico anche le mail ricevute da Transparency su questa infame vicenda, con in copia persino il Dott. Raffaele Cantone, che da sole avrebbero dovuto rendere schiacciante la mia totale estraneità alle accuse infamanti di aver voluto violare le norme esistenti per fantomatici rapporti oscuri con Transparency International. Anche l’imbarazzante archiviazione richiesta dal PM Trianni (comunque migliore di quella in seguito prodotta dal GIP), così come l’opposizione lampante e lucidissima, prodotta dal mio Avvocato a tale archiviazione. Ed infine, l’inqualificabile dispositivo di archiviazione di cui è stato capace il GIP.

A fronte di tutto ciò, spiegherò con l’aiuto dei miei Legali, per filo e per segno, le ragioni per cui ritengo dobbiamo essere seriamente preoccupati come Cittadini Italiani – che della Giustizia Giusta hanno bisogno come il pane, se si dedicano a lottare contro il malaffare. Perché se nel piccolo di un caso ignoto come questo, la IN-Giustizia è capace di arrivare a tanto, non faccio fatica a immaginare cosa può accadere quando gli interessi si danno ad altri livelli.

Il problema vero è che a fronte di un sistema così impostato, nessun cambiamento virtuoso sarà mai possibile. La politica, lontano dall’essere la disciplina nobile che dovrebbe servire la collettività, continuerà a essere nella migliore delle ipotesi un teatrino inutile, nella peggiore uno strumento nelle mani di disonesti. Il dramma è che questo disastro di valori e di vita, trova legittimazione e sostegno dapprima con l’aiuto di un giornalismo che – anche davanti all’evidenza di atti, fatti, documenti e testimonianze di cui dispone – sceglie dolosamente di farsi megafono dei disonesti di turno; e infine, a far perdere ogni speranza, il beneplacito di una Magistratura che non voglio qualificare (lo farete voi da soli).

Che nel futuro il Buon Dio illumini i Valori e gli atti dei Magistrati del nostro Paese. Sulla stragrande maggioranza di politici e giornalisti, non ho più parole né preghiere da sprecare.

 

PRIMO ALLEGATO: l’inizio della macchina del fango:  http://claudiomariogrossi.it/wp-content/uploads/2018/10/1-gdv_16-maggio-2017.pdf

http://claudiomariogrossi.it/wp-content/uploads/2018/10/All_19-Post-Facebook_Biella.pdf

22 Nov 18

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